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DICHIARAZIONE TARDIVA IVA 2024

La dichiarazione IVA tardiva si riferisce alla presentazione della dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) oltre il termine ordinario, previsto per il 30 aprile di ogni anno. In Italia, la dichiarazione IVA 2024 per l’anno di imposta 2023 può essere presentata tardivamente entro il 29 luglio, rispettando alcune condizioni specifiche legate alla sanzione e al cosiddetto “ravvedimento operoso”.

Normalmente, la dichiarazione IVA deve essere presentata entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento. Tuttavia, per l’anno di imposta 2023, i contribuenti hanno la possibilità di presentare la dichiarazione fino al 29 luglio 2024, quindi con un ritardo massimo di quasi 90 giorni. Oltrepassato questo limite, le procedure e le sanzioni potrebbero diventare più severe.

Se la dichiarazione viene presentata entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria, le sanzioni applicabili variano da un minimo di 250 euro a un massimo di 2.000 euro. Questo intervallo di sanzioni tiene conto di vari fattori, inclusi l’importo dell’IVA dovuta e la durata del ritardo nella presentazione.

Una opzione per ridurre l’ammontare delle sanzioni è il “ravvedimento operoso”. Questo strumento consente ai contribuenti di regolarizzare spontaneamente una violazione tributaria, beneficiando di una riduzione significativa delle sanzioni. Per avvalersi del ravvedimento operoso, il contribuente deve:

Calcolare e versare l’IVA dovuta: prima di tutto, è necessario calcolare accuratamente l’IVA dovuta e versarla.

Pagare la sanzione ridotta: La sanzione ridotta per il ravvedimento operoso è pari a una percentuale dell’importo che sarebbe stato dovuto in assenza di ravvedimento. La percentuale varia in base al ritardo con cui si effettua il pagamento rispetto alla scadenza originaria.

Presentare la dichiarazione tardiva: Infine, è necessario presentare la dichiarazione tardiva corredandola dei pagamenti effettuati.

Vantaggi del ravvedimento operoso

Il principale vantaggio del ravvedimento operoso è la riduzione delle sanzioni. Questo non solo allevia il carico finanziario per il contribuente, ma fornisce anche una via per regolarizzare la propria posizione fiscale senza incorrere in ulteriori complicazioni legali.

Consigli per i contribuenti

Verifica dei calcoli: Assicurati che i calcoli dell’IVA e delle sanzioni siano corretti.

Tempismo: È cruciale rispettare i termini per evitare ulteriori sanzioni.

Consulenza: Considera la possibilità di consultare un professionista fiscale, soprattutto se le situazioni fiscali sono complesse o se ci sono incertezze sui calcoli o sulla procedura di ravvedimento operoso.

In conclusione, mentre la presentazione tardiva della dichiarazione IVA è possibile, comporta sanzioni che possono essere mitigati attraverso il ravvedimento operoso. I contribuenti dovrebbero essere proattivi nella gestione delle loro obbligazioni fiscali e considerare tutte le opzioni disponibili per ridurre eventuali sanzioni.

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CASSA INTEGRAZIONE PMI

La crisi economica può avere ripercussioni significative non solo sulle grandi imprese ma anche sulle piccole e medie imprese (PMI) che fanno parte della loro catena di fornitura. Di conseguenza, è fondamentale che ci siano misure di sostegno adeguate per assicurare la stabilità finanziaria e occupazionale di questi settori. Tra le nuove misure introdotte per supportare le PMI collegate a grandi aziende in crisi, spicca l’introduzione della “ISU” (Integrazione al Sostegno del Reddito degli Impiegati).

L’ISU è una misura di supporto finanziario destinata a fornire un’integrazione temporanea al reddito dei dipendenti delle PMI che sono direttamente influenzate dalla crisi delle grandi imprese alle quali forniscono beni o servizi. Questa iniziativa mira a mitigare l’impatto economico su questi lavoratori e a mantenere la continuità lavorativa durante i periodi di difficoltà.

Eleggibilità all’ISU

Per essere eleggibili all’ISU, le PMI devono dimostrare di essere fornitori diretti di grandi aziende che stanno attraversando una fase di crisi documentata. Inoltre, devono essere registrate e operative in Italia e avere meno di 250 dipendenti. È anche essenziale che l’azienda abbia subito una riduzione del fatturato di almeno il 30% rispetto all’anno precedente.

Le PMI interessate devono presentare una domanda tramite il portale dell’agenzia nazionale preposta alla gestione delle crisi aziendali. La domanda deve includere:

  • Una descrizione dettagliata del rapporto di fornitura con la grande impresa in crisi.
  • Documentazione che attesti la riduzione del fatturato.
  • Una dichiarazione sulla situazione occupazionale dei dipendenti.

L’ammontare dell’ISU è calcolato in base a una percentuale del salario normale dei dipendenti che avrebbero altrimenti rischiato il licenziamento o la riduzione dell’orario di lavoro. Questa integrazione sarà fornita per un periodo massimo di 12 mesi e sarà diretta a coprire fino al 70% della differenza tra il reddito normale e quello effettivo percepito durante il periodo di crisi.

Condizioni e limitazioni

L’ISU non è cumulabile con altri sussidi di disoccupazione o forme di supporto al reddito che i dipendenti potrebbero già ricevere. È essenziale che le PMI mantengano il livello occupazionale durante il periodo di supporto e si impegnino a non procedere a licenziamenti collettivi.

Monitoraggio e revisione

Le autorità competenti effettueranno controlli regolari per verificare che le imprese beneficiarie rispettino i requisiti di eleggibilità e utilizzino i fondi per gli scopi previsti. Sarà possibile anche una revisione del programma basata sui risultati ottenuti e sull’evoluzione della crisi economica, per adeguare le misure di supporto alle esigenze reali delle PMI e dei loro dipendenti.

L’ISU rappresenta una parte vitale delle strategie di intervento per sostenere le PMI in tempi di crisi economiche maggiori. Questa misura di integrazione al reddito mira a stabilizzare l’ambiente lavorativo delle PMI, proteggendo i lavoratori dall’impatto delle fluttuazioni economiche e assicurando che le piccole imprese possano continuare a operare e contribuire all’economia nazionale anche durante periodi difficili.

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ACCONTO IMU 2024

L’acconto IMU 2024 deve essere versato entro il 17 giugno, poiché il 16 giugno cade di domenica. Qui troverai una panoramica dettagliata sull’Imposta Municipale Unica (IMU).

Cosa è l’IMU?

L’IMU, o Imposta Municipale Unica, è una tassa che si applica sulla proprietà immobiliare in Italia, tranne che per la prima casa di abitazione principale, a meno che questa non sia classificata come immobile di lusso. L’imposta è dovuta da chi possiede o ha interessi reali su immobili situati in Italia.

Chi deve pagare l’IMU?

L’IMU è dovuta da proprietari di immobili, inclusi terreni e edifici. Anche i titolari di diritti reali come usufrutto o uso, o coloro che detengono un immobile a titolo di locazione finanziaria (leasing), sono soggetti a questa imposta. I comuni possono applicare differenti aliquote in base alla tipologia di immobile e all’uso dello stesso.

Scadenze di pagamento

Per il 2024, l’acconto IMU deve essere versato entro il 17 giugno, a causa della coincidenza del 16 giugno con la domenica. La seconda rata, o saldo, deve essere pagata entro il 16 dicembre. Se queste date cadono in un giorno festivo, il termine è posticipato al primo giorno lavorativo successivo.

Modalità di pagamento

Il pagamento dell’IMU può essere effettuato tramite il modello F24.

Esenzioni e agevolazioni

Esistono diverse esenzioni dall’IMU, principalmente per le abitazioni principali che non rientrano nelle categorie catastali di lusso. Altre esenzioni possono includere immobili posseduti da enti non commerciali per specifici usi come scuole o ospedali, o immobili di interesse storico o artistico.

Cosa succede in caso di mancato o ritardato pagamento?

Il mancato pagamento dell’IMU può portare a sanzioni e interessi di mora. Tuttavia, esiste la possibilità di “ravvedimento operoso”, che permette di regolarizzare la situazione pagando una sanzione ridotta se il pagamento avviene entro determinati periodi dal termine originale.

Consigli utili

Verifica sempre le scadenze locali e le aliquote IMU del tuo comune, poiché possono variare annualmente.

Consigliamo di rivolgersi a un professionista per gestire le questioni relative all’IMU, specialmente se possiedi più proprietà o se le normative ti risultano complesse.

L’IMU rappresenta una parte significativa delle tasse locali per i proprietari di immobili in Italia, e una corretta comprensione delle sue meccaniche è cruciale per evitare sorprese e per gestire al meglio i propri obblighi fiscali.

Per ogni necessità il nostro Studio è a tua completa disposizione.

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ISA 2024

Nel 2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha revisionato 88 Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), una mossa significativa che segna un aggiornamento importante nel modo in cui viene misurata l’affidabilità fiscale delle imprese italiane. Questi indici sono strumenti cruciali utilizzati per valutare il grado di rischio fiscale delle aziende e per determinare i benefici di conformità fiscale per quelle che dimostrano maggiore trasparenza e affidabilità.

Tali indici, la cui revisione è stata effettuata sulla base del programma delle elaborazioni degli Isa applicabili a partire dal periodo d’imposta 2023 approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 gennaio 2023 sono:

2 indici afferenti le attività dell’agricoltura,

31 le attività del commercio,

18 indici le attività professionali,

24 per l’area dei servizi

15 relativi al comparto delle manifatture.

Obiettivo della revisione degli ISA

La revisione degli ISA da parte del MEF mira a migliorare l’accuratezza e la pertinenza di questi strumenti in risposta alle dinamiche economiche in evoluzione e alle novità normative. Gli indici sono stati aggiornati per riflettere meglio le realtà attuali delle diverse categorie di attività, con l’intento di fornire un’analisi più precisa e giusta della conformità fiscale.

Implicazioni per le imprese

Per le imprese, questa revisione significa un adeguamento nell’approccio alla gestione fiscale. Le aziende dovranno rivedere le proprie pratiche contabili e fiscali per assicurarsi che rispondano positivamente ai nuovi criteri ISA. Una valutazione positiva secondo questi indici può portare a numerosi vantaggi, come minori controlli fiscali e una maggiore reputazione di affidabilità, che può influenzare positivamente le relazioni con banche e altri stakeholder finanziari.

Come prepararsi alla nuova normativa

Revisione Interna: le imprese dovrebbero iniziare con una revisione interna completa per capire come i nuovi ISA influenzano la loro specifica situazione fiscale.

Consultazione con esperti: è consigliabile che le aziende lavorino a stretto contatto con consulenti fiscali per interpretare i nuovi indici e adattare le loro pratiche di business in modo conforme.

Formazione del personale: aggiornare la formazione del personale responsabile della gestione fiscale e contabile è fondamentale per assicurarsi che comprendano i nuovi requisiti e siano capaci di implementarli correttamente.

Monitoraggio continuo: con l’introduzione dei nuovi ISA, diventa ancora più importante per le aziende monitorare costantemente la loro conformità fiscale per evitare sanzioni e per sfruttare al massimo i potenziali vantaggi.

Conclusioni

La revisione degli ISA rappresenta un passo importante verso una maggiore equità e precisione nel sistema fiscale italiano. Essa non solo aiuta le autorità fiscali a identificare più efficacemente le pratiche di evasione fiscale, ma offre anche alle imprese l’opportunità di dimostrare la loro affidabilità e di beneficiare di un trattamento preferenziale. Per le imprese, l’adattamento a questa nuova normativa richiederà una strategia ben pianificata e un impegno continuo per assicurare la conformità e sfruttare al meglio le opportunità che ne derivano.

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BILANCI 2023: LA COPERTURA DELLE PERDITE

La gestione delle perdite d’esercizio rappresenta una delle sfide più significative nella gestione aziendale, soprattutto in un contesto economico che può variare rapidamente. Il Codice Civile italiano fornisce una serie di norme per garantire che le imprese gestiscano le perdite in modo responsabile, proteggendo gli interessi degli azionisti, dei creditori e delle altre parti interessate. Alla chiusura del bilancio dell’esercizio 2023, molte aziende dovranno affrontare la necessità di applicare nuovamente la disciplina relativa alla riduzione del capitale sociale per perdite, come previsto dal Codice Civile. Questo processo si complica ulteriormente per le aziende che hanno beneficiato di deroghe normative nei precedenti esercizi a causa della pandemia di COVID-19.

Il Codice Civile stabilisce che se le perdite erodono significativamente il capitale sociale di una società, devono essere prese misure di salvaguardia per proteggere l’azienda e i suoi stakeholder. La legge italiana richiede che, se al termine di un esercizio finanziario, le perdite riducono il capitale sociale al di sotto di un certo limite, l’assemblea degli azionisti deve essere convocata per adottare le misure appropriate, che possono includere la riduzione del capitale sociale per perdite o l’integrazione del capitale stesso.

Differenziazione significative tra le imprese

Imprese senza deroghe

Le imprese che non hanno beneficiato di deroghe normative durante la pandemia si trovano in una situazione relativamente “ordinaria”. Devono affrontare le perdite dell’esercizio 2023 e valutare il loro impatto sul patrimonio netto attuale. Questa valutazione determinerà se sia necessario attuare misure straordinarie come la riduzione del capitale sociale. Il compito di questi amministratori è quindi di valutare accuratamente l’entità delle perdite e di agire in modo tempestivo per salvaguardare l’integrità finanziaria dell’azienda.

Imprese con deroghe precedenti

Per le aziende che hanno sfruttato le deroghe normative concesse durante gli anni della pandemia (dal 2020 al 2022), la situazione è più complessa. Queste aziende devono ora considerare l’effetto cumulativo delle perdite non solo dell’anno corrente ma anche di quelle accumulate e temporaneamente sospese nei bilanci degli anni precedenti. La valutazione deve quindi includere un esame dettagliato di come le perdite influenzano il patrimonio netto già ridotto e determinare se le misure di salvaguardia attivate in passato siano ancora adeguate o necessitino di ulteriori azioni.

Per entrambi i gruppi di imprese, è vitale una gestione proattiva e strategica delle perdite:

Valutazione accurata: è cruciale una valutazione dettagliata e tempestiva delle perdite per determinare l’impatto effettivo sul capitale sociale.

Consultazione con esperti: lavorare con consulenti finanziari e legali per navigare le complessità della legge e implementare le migliori strategie di mitigazione.

Comunicazione trasparente: mantenere una comunicazione aperta e trasparente con gli azionisti e gli altri stakeholder è essenziale per mantenere la fiducia e gestire le aspettative.

Riduzione del rischio: esaminare le politiche aziendali per identificare le aree a rischio di perdite e implementare misure preventive per ridurre la possibilità di perdite future.

La chiusura del bilancio 2023 segna un ritorno alla piena applicazione delle norme di gestione delle perdite per molte aziende italiane. La capacità di un’azienda di navigare queste acque complesse dipenderà dalla sua prontezza a valutare correttamente e gestire le perdite, sfruttare adeguatamente le risorse professionali disponibili e comunicare efficacemente con gli stakeholder. Queste azioni non solo garantiranno la conformità con il Codice Civile, ma stabiliranno anche una base solida per la sostenibilità finanziaria a lungo termine dell’azienda.

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SERVIZIO DI CONSULTAZIONE FATTURE ELETTRONICHE: DISPONIBILITÀ LIBERA DAL 20 MARZO

L’Agenzia delle Entrate, tramite il provvedimento n. 105669 del 8 marzo 2024, ha introdotto importanti aggiornamenti riguardanti la consultazione delle fatture elettroniche. Queste modifiche, che riformano il precedente provvedimento n. 433608 del 24 novembre 2022, facilitano l’accesso alle e-fatture per i consumatori finali, eliminando la necessità di una registrazione preventiva al servizio.

La nuova normativa, derivante dal Dl Anticipi o dal collegato fiscale, permette ora una più semplice consultazione delle fatture elettroniche emesse verso i consumatori finali attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate a partire dal 20 marzo.

Cambiamenti nel Servizio di Consultazione per le Fatture B2C

Il precedente provvedimento del 24 novembre 2022 aveva già sostituito le disposizioni tecniche del 30 aprile 2018 riguardanti l’emissione e la ricezione di fatture elettroniche, nonché la trasmissione telematica di dati per operazioni transfrontaliere, conformemente al decreto legislativo del 5 agosto 2015, n. 127.

Il provvedimento modificato introduce la possibilità per contribuenti, sia imprese che privati senza partita IVA, di accedere e consultare facilmente le e-fatture e i loro duplicati informatici senza la necessità di un accordo di servizio preesistente. Questa modifica rimuove l’obbligo di adesione esplicita precedentemente richiesto dalla normativa per i consumatori finali, in linea con le disposizioni del Collegato Fiscale che eliminano la necessità di una richiesta formale da parte dei consumatori.

Inoltre, le fatture elettroniche saranno consultabili fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla loro ricezione, mentre un sommario dei dati fiscali rilevanti, escludendo dettagli specifici dell’operazione, rimarrà disponibile fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo alla presentazione della dichiarazione di riferimento. È importante notare che la consultazione di questi dati da parte dei consumatori finali non può essere delegata a un intermediario.

Il provvedimento estende inoltre ai soggetti non titolari di partita IVA, esclusi le persone fisiche, il servizio di registrazione dell’indirizzo telematico per la ricezione delle fatture elettroniche, precedentemente disponibile solo per i soggetti IVA.

Con queste modifiche, l’Agenzia delle Entrate semplifica ulteriormente l’accesso e la gestione delle fatture elettroniche, promuovendo la trasparenza e l’efficienza nella comunicazione tra consumatori e imprese.

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BONUS EDILIZIO

Rifiutare la cessione dei bonus edilizi dopo averla accettata: ecco come fare L’Agenzia delle Entrate fornisce il modulo e le istruzioni per revocare l’accettazione di cessioni di crediti legati ai bonus edilizi, già confermate.

L’11 marzo, con la pubblicazione della Circolare n. 6, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione delle parti interessate un modello e le relative istruzioni per annullare l’accettazione di cessioni dei bonus edilizi, riferendosi all’articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.

La circolare risponde a domande su come procedere nei casi in cui:

  • il cessionario abbia accettato la cessione per errore, volendo in realtà rifiutarla;
  • cedente e cessionario, dopo l’accettazione della cessione da parte di quest’ultimo, desiderino revocare la comunicazione di cessione del credito effettuata attraverso la Piattaforma cessione crediti.

Per i casi menzionati, è necessario che cedente e cessionario richiedano all’Agenzia delle Entrate di annullare la cessione del credito precedentemente accettata, compilando l’apposito modello seguendo le istruzioni fornite.

Il modulo, firmato digitalmente o manualmente da entrambe le parti, deve essere inviato via email certificata all’indirizzo annullamentoaccettazionecrediti@pec.agenziaentrate.it. In caso di firma manuale, è richiesta anche una copia del documento d’identità dei firmatari.

La procedura di revoca è applicabile esclusivamente alle cessioni di crediti effettuate dopo la prima cessione o dopo lo sconto in fattura, e già accettate dal cessionario. Specifiche aggiuntive includono:

  • Per i crediti tracciabili, la revoca può avvenire per ogni singola rata del credito, purché non sia stata successivamente ceduta o destinata all’utilizzo in compensazione tramite modello F24. Inoltre, si ricorda che l’opzione per l’utilizzo del credito tramite F24 può essere annullata utilizzando l’apposita funzionalità disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate;
  • Per i crediti non tracciabili, il cessionario deve avere un credito residuo adeguato per la specifica tipologia e annualità di credito, dato che il suo plafond verrà ridotto dell’importo corrispondente.

Qualora la revoca non possa essere effettuata per i motivi sopra indicati, la richiesta verrà respinta. L’annullamento elimina le conseguenze dell’accettazione errata del credito o della cessione che si è deciso di revocare.

Dopo l’approvazione della richiesta di revoca, i crediti saranno nuovamente a disposizione del cedente per ulteriori cessioni o per l’utilizzo in compensazione tramite modello F24, se permesso dalla legge.

Al termine dell’operazione di revoca, le parti interessate riceveranno comunicazione e potranno verificare lo stato aggiornato della cessione sulla Piattaforma.

Qualsiasi richiesta precedentemente inviata all’Agenzia delle Entrate con modalità diverse dovrà essere inviata di nuovo seguendo le istruzioni specificate in questa circolare.

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BILANCIO D’ESERCIZIO 2023: ENTRO QUANDO VA DEPOSITATO?

Il Codice Civile italiano stabilisce delle norme precise riguardo la gestione e l’approvazione dei bilanci annuali delle società di capitali, delineando un quadro regolamentare che mira a garantire trasparenza e correttezza nella gestione aziendale. Le norme in questione sono essenziali per la chiarezza finanziaria e la fiducia degli stakeholder, compresi gli azionisti, i creditori e il mercato finanziario in generale.

Quadro normativo di base

Secondo il Codice Civile, tutte le società di capitali devono convocare un’assemblea per l’approvazione del bilancio entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio. Questo termine è stato stabilito per permettere alle società di elaborare i dati contabili con accurata diligenza, garantendo che tutte le informazioni siano corrette e riflettano fedelmente la realtà economica e finanziaria dell’azienda.

Eccezioni e proroghe

Nonostante il termine standard sia di 120 giorni, la legge prevede la possibilità di estendere questo termine fino a 180 giorni in circostanze eccezionali, per motivi quali la complessità della gestione aziendale o eventi straordinari che impattano sulla capacità della società di chiudere i conti tempestivamente. Questa flessibilità è fondamentale per le società che operano in settori particolarmente complessi o che hanno subito eventi imprevisti che complicano il processo di chiusura del bilancio.

Il Bilancio 2023 e le sue specificità

Per quanto riguarda il bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2023, è importante notare che non è stata rinnovata la disposizione che permetteva uno slittamento automatico del termine di approvazione a 180 giorni. Pertanto, le società sono tenute a rispettare il termine ordinario di 120 giorni, che per l’anno 2024, essendo un anno bisestile, scade il 29 aprile 2024. Questo significa che, salvo casi di necessità particolarmente motivate, le società devono organizzare l’assemblea e ottenere l’approvazione del bilancio entro questa data.

Considerazioni sulla gestione dei termini

La gestione dei termini per l’approvazione del bilancio richiede un’attenta pianificazione e una gestione efficace delle risorse aziendali. Le società dovrebbero iniziare il processo di chiusura del bilancio ben prima della fine dell’esercizio, per garantire che tutti gli aspetti contabili e finanziari siano adeguatamente monitorati e registrati. Questo approccio proattivo non solo facilita il rispetto dei termini di legge, ma migliora anche la qualità e l’affidabilità delle informazioni finanziarie presentate.

Impatti su stakeholder e mercato

La puntualità e l’accuratezza nell’approvazione del bilancio hanno un impatto significativo sulla percezione di affidabilità e stabilità di una società da parte degli stakeholder. Un bilancio approvato in tempo e con dati accurati rafforza la fiducia degli investitori, dei creditori e del mercato in generale, mentre ritardi o imprecisioni possono generare sospetti e preoccupazioni.

In conclusione, il rispetto delle normative relative all’approvazione dei bilanci non è solo un obbligo legale, ma un componente critico della governance aziendale che influisce direttamente sulla fiducia e sulla stabilità finanziaria di una società. Per l’esercizio finanziario conclusosi il 31 dicembre 2023, le società devono adempiere ai requisiti normativi entro il 29 aprile 2024, a meno che non sussistano circostanze eccezionali che giustifichino un’estensione del termine fino a 180 giorni. È quindi essenziale che le società pianifichino con attenzione le attività di chiusura del bilancio e siano pronte a gestire eventuali complicazioni che potrebbero richiedere un utilizzo del termine prorogato per garantire una completa conformità normativa e mantenere la fiducia degli stakeholder. Il bilancio d’esercizio, in via ordinaria, deve essere approvato entro il 29 aprile 2024 e pertanto il relativo deposito presso il registro delle imprese dovrà avvenire entro trenta giorni dalla sua approvazione ossia: entro il 29 maggio oppure entro il 29 luglio prossimo se il bilancio è stato approvato entro i 180 giorno dalla chiusura dell’esercizio 2023.

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SCADENZE E MODALITÀ DI PAGAMENTO PER LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2024 DELLE PERSONE FISICHE: TUTTE LE INFORMAZIONI SU RATE E DATE IMPORTANTI

Per la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche dell’anno 2024, relative al saldo del 2023 e al primo acconto del 2024, è possibile optare per la rateizzazione delle imposte. Di seguito, vi presentiamo le scadenze principali e le opzioni di pagamento disponibili:

Scadenze per il Versamento delle Imposte:

  • 30 giugno 2024: Termine ultimo per il pagamento senza interessi;
  • 30 luglio 2024: Possibilità di versamento con un interesse dello 0,40% sul totale dovuto.

I pagamenti previsti in giorni festivi o sabati sono posticipati al primo giorno lavorativo successivo.

Opzioni Speciali per Alcuni Contribuenti:

  • I contribuenti che sottoscrivono il Concordato Preventivo Biennale possono effettuare i pagamenti entro il 31 luglio 2024 senza interessi aggiuntivi, come indicato nell’articolo 37 del Decreto Legislativo del 12 febbraio 2024, n. 13.

Rateizzazione delle Imposte

  • Tutti i contribuenti, indipendentemente dal possesso di partita IVA, possono scegliere di rateizzare il pagamento delle somme dovute, escluso l’acconto di novembre, che va saldato in un’unica soluzione entro il 2 dicembre 2024.
  • È possibile selezionare specifiche voci da rateizzare, ad esempio, solamente il primo acconto IRPEF.

Termini e Condizioni per la Rateizzazione:

  • Le rate devono essere versate entro il 16 di ogni mese, con la conclusione dei pagamenti prevista per il 16 dicembre dello stesso anno di presentazione della dichiarazione.

Dettagli sui Pagamenti Rateali:

  • 1 luglio 2024: Prima rata per chi sceglie la rateizzazione, considerando il 30 giugno un giorno festivo.
  • Gli interessi sulle somme rateizzate ammontano al 4% annuo, con un calcolo basato sul periodo tra le scadenze delle rate.

Come Effettuare i Pagamenti:

  • Il modello F24 è lo strumento principale per i versamenti, disponibile sia in forma cartacea che telematica per i titolari di partita IVA e non. Le modalità telematiche includono l’uso dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate o degli intermediari autorizzati.

Informazioni Importanti per la Compilazione dell’F24:

  • È essenziale indicare correttamente il codice fiscale, l’anno d’imposta, i codici tributo, e scegliere accuratamente tra le opzioni di pagamento disponibili. Gli interessi derivanti dalla rateizzazione devono essere indicati separatamente nel modello.

Scelta della Rateizzazione e Calcolo degli Interessi:

  • In caso di rateizzazione, gli importi devono essere calcolati e arrotondati al centesimo di euro prima del versamento.

Ricapitolando, il sistema di rateizzazione offre flessibilità ai contribuenti nel gestire i pagamenti delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi. È fondamentale tenere a mente le scadenze e seguire attentamente le modalità di versamento per evitare errori e sanzioni.”

 

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IMPORTI NASPI, CIG, ASSEGNI FIS, DIS COLL 2024

Con la recente comunicazione circolare numero 25 del 29 gennaio 2024, l’INPS ha diffuso le cifre relative agli ammortizzatori sociali per l’anno corrente, aggiornate in base al tasso di inflazione fornito dall’ISTAT (5,4%). Questi ammortizzatori includono una varietà di trattamenti e indennità, quali il trattamento di integrazione salariale ordinario e straordinario (CIGO e CIGS), l’assegno di integrazione salariale per gli operai agricoli (CISOA), l’assegno di integrazione salariale del Fondo di solidarietà del Credito, e altre forme di supporto finanziario.

Importi e direttive fornite per il 2024

Per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione NASPI, l’importo massimo mensile per il 2024 non può superare 1.550,42 euro senza subire alcuna riduzione. Analogamente, per l’indennità di disoccupazione DIS-COLL, l’importo massimo mensile per il 2024 non può superare 1.550,42 euro.

Per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione agricola, per i periodi di attività nel 2023, l’importo massimo è di 1.321,53 euro. Per l’indennità destinata ai lavoratori autonomi dello spettacolo (ALAS), l’importo massimo mensile per il 2024 è di 1.550,42 euro.

L’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) per il 2024, basata su un reddito massimo di 12.000 euro, varia tra un minimo di 250,00 euro e un massimo di 800,00 euro mensili.

Infine, per l’assegno per le attività socialmente utili, a partire dal 1° gennaio 2024, l’importo mensile è di 691,89 euro, senza alcuna riduzione ai sensi dell’articolo 26 della legge n. 41/1986.

Queste disposizioni mirano a garantire un adeguato sostegno economico per coloro che si trovano in situazioni di difficoltà lavorativa, fornendo una serie di importi massimi mensili per ciascuna tipologia di indennità, e prendendo in considerazione varie circostanze, come l’inflazione e il reddito.

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